GLI ANGELI DEL RISTORO Di don Marcello Stanzione |
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Written by Amministratore | |
martedì, 01 agosto 2023 | |
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La legenda della beata Caterina Da Palanza (1437-1478) afferma che, essendosi ritirata la pia ragazza nel 1452 in una capanna per farne il suo romitorio, ella vi ricevette da un angelo un pane molto caldo come regalo di benvenuto; essendosi saziata, ella proseguì la sua orazione, prima di distendersi sulla nuda terra per prendere un po’ di riposo. Simile meraviglia si dice di Giuliano D’elche (+ 1597), un terziario francescano spagnolo a cui un angelo veniva a portare del cibo quando, attardandosi in preghiera, egli si dimenticava di mangiare; e del carmelitano Benedetto Di Gesù Maria (+ 1614), discepolo di San Giovanni della Croce: allorché egli si trovava nel santo deserto di Pastrana, egli prolungò un giorno la sua orazione di diverse ore, nel mentre che a meraviglia dei suoi fratelli una viva luce lo circondava. Quando ritornò in sé, egli era al limite delle forze, ed un angelo gli apparve per presentargli del pane e del vino affinché si ristorasse. Nel 1634 il francescano Francesco Godoy, definitore provinciale di San Miguel de Caceres, ed un suo confratello, si recavano da Badajoz a Moheda. I religiosi camminavano da ore in una regione inabitata, sotto un sole di piombo. Essi erano vicino al cadere di fame e di fatica, quando due giovani persone vennero ad essi, portando loro del pane e dei pesci grigliati, con un bricco di vino fresco, prima di scomparire immediatamente. Padre Francesco morì alcuni mesi più tardi, compiuta la sua missione, convinto che degli angeli erano venuti a soccorrerli. Senza dubbio ne aveva avuto conferma al momento di una delle sue numerose estasi che lo sollevavano dal suolo in presenza dei suoi religiosi. Uno degli esempi più celebri dell’intervento degli angeli nella cucina di un monastero è quello che si riporta nella biografia del santo fratello laico redentorista Gerardo Maiella: Una mattina in cui Gerardo era stato incaricato di cuocere il pranzo della Comunità, egli andò, dopo aver ricevuto la santa comunione, a fare la sua azione di grazie in un oratorio. Là, prosternato ai piedi d’un grande crocifisso, non tardò ad entrare in estasi, e dimenticando le cose di questo mondo non custodì più nessun ricordo di quello che lo si era incaricato. Quando venne l’ora del pranzo, nulla vi era di pronto. Si cercò ovunque il cuoco che si finisce col scoprire nel momento in cui egli usciva dall’oratorio, tutto assorto in Dio ed il volto infiammato. Fra Gerardo, sta per suonare la campana per mettersi a tavola, gli si dice, e la cucina è ancora chiusa. – Uomini di poca fede! E gli angeli, che devono fare? Rispose senza turbarsi. Ciò nonostante, la Comunità si reca in refettorio, e lungi dal digiunare come essa poteva aspettarsi, si servirono delle carni così saporite che mai essa ne aveva mangiate di simili. Il prodigio è attestato diverse volte nel processo di beatificazione e di canonizzazione di san Gerardo Maiella. |
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