E’ nelle librerie “365 giorni con i Padri del deserto” di don Marcello Stanzione |
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... dei Padri del Deserto, ripetuti dai loro discepoli, sono stati riuniti in raccolte di “apoftegmi”. Questi testi rivelano una profonda dottrina spirituale basata su una fine conoscenza psicologica dell’uomo e una “pedagogia di apprendistato e della parola” molto attuale. Fra tutti i padri del deserto il più famoso fu certamente Antonio che la liturgia cattolica festeggia il 17 gennaio. Antonio è uno dei primi monaci d’Egitto che conosciamo. E’ stato innanzitutto eremita esemplare, tanto che tutti i monaci dopo di lui possono reclamarlo come loro fondatore. Abbiamo molti insegnamenti sulla sua vita grazie alla Vita di Antonio, scritto poco dopo la sua morte da Atanasio di Alessandria. Nato in Egitto da famiglia cristiana, orfano in giovane età, Antonio, a diciotto anni, ascolta in chiesa un brano del Vangelo di Matteo (19,21): “Se vuoi essere perfetto, và, vendi quello che possiedi dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi”. Distribuisce così i suoi beni e inizia una vita di ascesi presso un vegliardo, nei dintorni del villaggio in cui viveva. Lavora per guadagnarsi il pane e dona il resto ai poveri, prega e legge le Scritture. In seguito va ad abitare in un sepolcro abbandonato, lontano dal villaggio, lottando “eroicamente contro le sevizie crudeli del demonio”. In seguito si sposta nel deserto della Tebaide, vivendo recluso in un forte abbandonato, presso Pispir. Infine passa cinquant’anni, fino alla sua morte, sul monte Qolzum, vicino al mar Rosso, dove lo raggiungono i suoi discepoli. Muore all’età di centocinque anni. Antonio ha posto l’accento, lungo tutta la sua vita, sulla rinuncia al mondo, l’ascolto della parola di Dio e la sua messa in pratica e la preghiera continua. Egli non è caso unico: ci saranno presto innumerevoli “Padri del Deserto” tanto che si potrà dire che il “deserto è una città!”. Si attribuiscono ad Antonio sette lettere scritte ai monaci e ad altri, e un testo contenuto nella Filocalia, che però è ormai certo non sia stato scritto da lui. Il libretto di don Stanzione contiene poi in appendice diverse preghiere composte dai padri e dalle madri del deserto e si consiglia ai lettori cattolici come un ottimo strumento per conoscere la spiritualità dei cristiani orientali nei primi secoli della nostra fede. Carlo Di Pietro |
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