L'ultimo libro di Don Stanzione sul "Curato d'Ars e la Madonna" |
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... Giovanni Maria Vianney riapprendiamo l’importanza della preghiera nella nostra vita! Pregando regolarmente, entreremo con Gesù nel progetto d’amore di Dio su di noi e troveremo la forza e la gioia di rispondere con generosità.”. Il quadro, destinato alla sacrestia di San Pietro, è stato offerto da monsignor Bagnard “in ricordo e ringraziamento per l’Anno sacerdotale 2009-2010”, affinché i sacerdoti possano prepararsi a celebrare la messa sotto lo sguardo caloroso del Santo Curato”, così ha detto il rettore del Pontificio Seminario Francese di Roma, padre Sylvain Bataille, membro della Società di San Giovanni Maria Vianney. Il ritratto è una copia, eseguita secondo le regole d’arte, del quadro realizzato dal pittore inglese Arthur Shelley nel 1876, ritenuto il ritratto più autentico di San Giovanni Maria Vianney. E’, dunque, con vera gioia che presento questo nuovo lavoro di Don Marcello sul Santo Patrono dei Sacerdoti e dei Parroci, invitando voi tutti a leggerlo. Il seminarista Giovanni Battista Maria Vianney, annotato come “debilissimus” e, tutt’al più, “debilior”, nel seminario Sant’Ireneo di Lione, con l’aiuto e nelle mani della Santa Vergine è diventato il “Santo Curato d’Ars”. E’ alla sua devozione che noi dobbiamo che San Giovanni Vianney avesse la padronanza di sé e la pace. Egli era solito dire: “Ringrazio Dio di aver preso un così buon cuore e di averne dato un così buono a sua Madre”. Il cuore di Maria rimaneva per lui ben aperto. Egli vi ricorreva instancabilmente. “Ho sì sovente attinto a quella sorgente, egli riconosceva, che non vi sarebbe rimasto nulla da molto tempo, se non fosse inestinguibile”. La sua filiale fiducia era a tutta prova. Caterina Lassagne, sempre attenta ai suoi insegnamenti catechistici, ha conservato questa storia narrata dal curato: “Che vi era un santo od una santa, non mi ricordo bene, che doveva che aveva sentito Nostro Signore dire alla Santa Vergine: Madre mia se Lucifero fosse capace di pentirsi, voi le otterreste il suo perdono”. Un ritratto come quello non poteva lasciare indifferente il Curato d’Ars, tanto il suo stato d’animo vi trovava il conforto che aspettava. Alfonso Maraffa |
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