Edvige Carboni e le stimmate. La prima stimmatizzata sarda di cui si hanno notizie certe |
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... “Figlia mia, vuoi soffrire? Io risposi: Si Signore, per tuo amore voglio soffrire tanto, tanto!; nel mentre Gesù mi si presentò in forma di crocifisso; dalle ferite di Gesù uscivano raggi di luce e detti raggi vennero a ferirmi le mani, i piedi, la testa e il costato; mi sentii un dolore in tutte le parti le ferite che rimasi ore caduta a terra; mi svegliai e vidi che dalle parti ferite mi usciva un poco di sangue con dolore immenso in tutte le parti…” (Diario, p. 23). Il fatto avvenne tra il 1909 e il 1911, mentre Paolina si trovava in collegio a Cagliari. L’evento , attestato da tutti i testimoni sentiti ai processi canonici, accrebbe l’attenzione dei pozzomaggioresi e di tutti gli abitanti della zone su di lei e fece crescere la fama di santità di cui era circondata. Le stimmate le si aprivano nei venerdì, durante la S. Messa in chiesa, dopo la comunione e nelle estasi; mai andarono soggette a patologie fisiologiche come, ad esempio, la suppurazione; come in San Pio da Pietralcina, si mantenevano sempre vive, rimarginandosi in modo naturale in determinati giorni e periodi. La notizia fece presto il giro della Sardegna. Dell’avvenimento parlarono non solo i sacerdoti del paese ma persino i giornali; anche il Servo di Dio il vincenziano P. Giovanni Battista Manzella, nei suoi numerosi viaggi fatti in tutte le parti dell’isola, ebbe spesso a dire: “In Sardegna abbiamo una santa”, accennando probabilmente anche al dono delle stimmate. Per Edvige le piaghe alle mani, ai piedi e al costato furono qualcosa di più grande di lei; le accettò con amore ma tentò di nasconderle, quasi dovesse essere un segreto da custodire gelosamente tra chi gliele aveva date e lei stessa. Nel periodo in cui visse a Roma chiese ed ottenne che le stimate alle mani le venissero tolte. Mai Edvige si servì di tali doni per attirare l’attenzione degli altri; le teneva nascoste con i mezzi guanti o portando psi giù le maniche del giubbetto o i lembi dello scialle. Sapeva che la santità non poteva esser data dalle stimmate; continuò perciò nel suo cammino di perfezione, come se niente fosse accaduto. Edvige carboni fu una vera effigie della Passione di Gesù. I fenomeni legati alla Passione del Signore furono tanti: “due volte mi capitò di vedere la fronte imperlata di gocce di sangue: la prima a casa sua… La seconda nel mio negozio, quando il sangue giungeva a scorrerle sulle guance”, depose l’amica Vitalia Scodina, ancora vivente in quanto ultracentenaria. Ecco velocemente altre testimonianze: “scorsi una grossa goccia di sangue sulla vestaglia di casa, dietro la spalla sinistra…Io le chiesi: Cosa hai fatto a quella spalla?”. Lei mi rispose: “Niente!... Niente!... notai il bianco dell’occhio macchiato di sangue come ricordo della spina…” (Doc. Extr, p. 276). Il segno di croce sul petto della Serva di Dio era lungo circa cinque centimetri e largo quattro. Il venerdì e i giorni che ricordavano la passione sembrava macchiarsi di sangue. “Una sera…la trovai sola e mi sembrava che soffrisse; quando le chiesi cosa avesse, mi rispose di guardarle le spalle per vedere che cosa aveva. La guardai e vidi che le spalle erano tutte piagate e nel collo il segno di una croce. Ho spinto la mano sino al costato ed ho sentito che era piagato anche quello; poi vidi anche le ginocchia… Edvige soffriva anche la notte; alle mie premurose domande mi disse che le facevano tanto male la testa e mi fece poggiare le mani e toccai nella testa delle cose sollevate, come se fossero delle grosse spine” (Doc, Extr., p. 455). Edvige Carboni è quindi la prima stimmatizzata sarda di cui si hanno notizie certe. Don Marcello Stanzione |
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