Giuda Maccabeo e le anime del Purgatorio |
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... seguente gli uomini di Giuda andarono, quando già tale azione si imponeva con urgenza, a raccogliere i corpi dei caduti per inumarli presso i loro parenti nei sepolcri dei loro padri. Essi trovarono sotto la tunica di ogni morto oggetti sacri agli idoli di Jamnia, che la legge interdice ai Giudei. Così fu palese a tutti il motivo per cui erano morti. Tutti, allora, benedicendo le opere del Signore giusto che rende manifeste le cose occulte, accorsero a pregare, supplicando che il delitto commesso venisse completamente perdonato. Allora il forte Giuda esortò la moltitudine a conservarsi senza colpe, vedendo coi propri occhi ciò che era successo per il peccato di coloro che erano caduti. Dopo aver raccolto quasi duemila dracme d’argento secondo la possibilità di ognuno, le inviò a Gerusalemme perché fosse offerto un sacrificio per il peccato. Questa fu una buona e nobile azione, perché ispirata dal pensiero della risurrezione. Infatti, se non avesse sperato che coloro che erano morti sarebbero risorti, sarebbe stato superfluo e vano pregare per i morti. Inoltre egli pensava alla magnifica ricompensa riservata a coloro che si addormentavano nella pietà. Santo e pio pensiero! Perciò egli fece compiere un sacrificio espiatorio per i morti affinchè fossero assolti dal peccato” (2 Maccabei 12, 39-46). L’episodio qui narrato si colloca nella guerra d’indipendenza degli Ebrei contro i popoli vicini e l’ellenismo (i Greci), sotto la guida di Giuda Maccabeo durante la prima metà del II sec. A. C.. In una battaglia Giuda sconfigge Gorgia, governatore dell’Idumea, la regione situata a sud della Palestina; ma perde sul campo di battaglia un certo numero di soldati. A battaglia finita, nel compiere il pio ufficio della sepoltura, gli uomini di Giuda trovano sotto la tunica dei soldati uccisi alcuni oggetti sacri e divinità pagane, di cui i morti si erano impossessati, violando la legge giudaica che proibiva una tale cosa (cf. Deuteronomio 7, 25-26). Giuda considera la morte di quei soldati come un castigo di Dio per tale loro colpa; ma era convinto che quei combattenti si erano addormentati nella pietà (verso 45). Erano infatti caduti combattendo per una nobile causa. Pensò tuttavia che avessero bisogno di essere purificati. Compresi da tale sentimento, Giuda e i suoi soldati accorsero a pregare e anche a far pregare per i compagni caduti. Fece una colletta di quasi duemila dracme d’argento e la inviò a Gerusalemme perché fosse offerto un sacrificio espiatorio affinchè i soldati caduti in battaglia fossero purificati dal peccato. Dal racconto risulta abbastanza chiaro che tra gli Ebrei al tempo dei Maccabei (II sec. A. C.) vi era la convinzione sulla possibilità di essere purificati dal peccato anche dopo la morte e così fatti degni della risurrezione tra i giusti. Questo è uno degli elementi costitutivi della dottrina cattolica sul Purgatorio. Ma è soprattutto chiaro che i vivi possono contribuire alla purificazione dei defunti. Ne è indicato anche il modo, cioè preghiere e sacrifici. Giuda e i suoi uomini sono convinti che il sacrificio era offerto perché fosse eliminato ciò che separava l’uomo da Dio. L’autore sacro loda il gesto di Giuda e dei suoi compagni con la semplice esclamazione: “Santo e pio pensiero!”. Questo basta per dire che siamo qui in presenza d’una dottrina ispirata da Dio e non già frutto di speculazioni più o meno emotive o, peggio, di superstizione. Qui abbiamo in sostanza la dottrina del Purgatorio come insegnata dalla Chiesa Cattolica e non si può negare che abbia una solida base nella Parola di Dio. Don Marcello Stanzione |
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