Il Papa e la Terrasanta, tra arabi ed ebrei |
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... Santa Sede in Israele. L’obiettivo è quello di strappare garanzie per il futuro, per “preservare l’atmosfera sacra e religiosa dei luoghi” e di “trovare il modo per assicurare queste proprietà non solo nel senso del possesso, ma della tutela della presenza, della vita e della possibilità della Chiesa di continuare ad essere qui ed operare”. Anche se, ammette poi, “la più alta forma di protezione sarebbe l’immunità dell’esproprio”. Per quanto riguarda il mondo arabo, le relazioni diplomatiche sono aperte, c’è stata persino una volontà di dialogo con l’Iran, e la Giordania è in prima fila per il dialogo islamo-cristiano: è partita da Amman la lettera dei 138 che ha sanato la “ferita” (come la considerava il mondo arabo) di Ratisbona. Anche se una parte del mondo arabo continua le sue rimostranze: così seguaci dello sceicco Nazem Abu Salim, un predicatore musulmano di Nazareth, hanno messo su uno striscione, appena di fianco alla famosa Chiesa dell’Annunciazione, che condanna quanti insultano Muhammad (e il riferimento, ovvio, è proprio a ratisbona). Dato che Benedetto XVI dovrebbe essere a Nazareth il 14 maggio, anniversario della dichiarazione dello Stato di Israele, e che in quella data dovrebbe incontrare il primo ministro Nethanyau in quel giorno, la situazione sembra particolarmente accesa. E nella stessa Giordania, membri dei Fratelli Musulmani hanno chiesto pubbliche scuse al Papa per il suo discorso di Ratisbona, altrimenti protesteranno durante la visita del papa ad Amman. La posizione del Vaticano è che una spiegazione è già stata data, e più di una volta. Infine, c’è la petizione che chiede al Papa di recarsi in visita nella striscia di Gaza. Cosa che probabilmente non sarà. di Andrea Gagliarducci |
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